Pasticciotto

 

 La vita o si vive o si scrive, io non l’ho mai vissuta, se non scrivendola (da “Il fu Mattia Pascal”)

Il sole che deboluccio,sonnecchiando si appoggia tra due colline , le rondini che giocano vorticasamente nell’aria fresca di prima mattina, il tintinnio del dondolo che coccola la mia anima ed una tazzina di caffè poggiata su un tavolino mentre nelle mani un libro.

 

Non un libro qualunque, un libro che sin dai tempi del liceo ho sempre amato,leggevo e rileggevo sempre con la stessa passione, sempre con lo stesso desiderio…avere anch’io un’altra vita come quella del personaggio. Rinvenire un cadavere somigliante esattamente a se stessi, dare per certi che si è morti, mentre ricominci un’altra vita,con un nome diverso in un altro luogo,dove nessuno sa chi sei e da dove provieni, ma tutto da costruire.
E certo mal apprezzavo la consapevolezza del personaggio alla fine della storia di voler ritornare ad essere Mattia Pascal e ammazzare per sempre il suo alter ego.

 

Sembra strano ma questa volta rileggere questo libro, già dalle prime note,non mi ha dato l’effetto sortito.
Provavo compassione per lui, perché in fondo lui, bibliotecario,da sempre trascinava la sua vita in giorni uguali agli altri,fingendo una felicità assuefatta da una realtà che doveva accettare per forza.
Ecco perché quando gli capitò tra le mani quella fortuna, non ci pensò un attimo e fuggì via, pensando che in un luogo sconosciuto, con gente sconosciuta avrebbe finalmente trovato la sua dimensione, il suo io, la sua felicità.

 

“Recisa di netto ogni memoria in me della vita precedente, fermato l’animo alla deliberazione di ricominciare da quel punto una nuova vita”.

 

E che grande dolore e amarezza quando alla fine però scopre che tutta quella felicità di libertà iniziale, i soldi, non avevano affatto colmato quel vuoto di noia e di solitudine dei quali si era nuovamente riappropriato.

“Folle! Come mi ero illuso che potesse vivere un tronco reciso dalle sue radici?”

Già! Il Leopardi avrebbe detto “all’apparir del vero tu misera cadesti”…..

 

Il tintinnio del dondolo, il caffè tiepido nella tazza e quel libro ,che tempi addietro rappresentava una chiave per aprire una porta nella realtà, lentamente pagina dopo pagina si chiude per sempre.
Un pasticciotto coperto dalle pagine del libro, richiama la mia attenzione e con l’animo tranquillo e sorridente lo mangio, mentre l’orologio segna le sette…..
e la casa si anima di corpicini che brancolano in cerca di un dolcetto da mangiare, e due labbra che si poggiano sulle mie “Buongiorno amore, buono il pasticciotto?
Ora vado a mangiarlo anch’io”…

 

Nessun luogo, nessuna persona riempirà un vuoto,perché quel vuoto accompagnerà sempre il corpo..

“Ogni tanto mi reco a vedermi morto e sepolto là. Qualche curioso mi segue da lontano; poi, al ritorno, s’accompagna con me, sorride, e – considerando la mia condizione – mi domanda:
– Ma voi, insomma, si può sapere chi siete?
Mi stringo nelle spalle, socchiudo gli occhi e gli rispondo:
– Eh, caro mio… Io sono il fu Mattia Pascal.”

 

Ingredienti base :

320 gr di farina
200 gr di zucchero a velo
2 tuorli grandi (se piccoli tre)
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
180 gr di burro prealpi

Nella boule della planetaria inseriamo la farina, lo zucchero e il burro e impastiamo con il gancio a foglia.
Otterremo tanti piccoli grumetti a questo punto uniamo i tuorli precedentemente sbattuti con una forchetta insieme alla vaniglia ed impastiamo fino a quando l’impasto assumerà la forma di una palla liscia e setosa.
Facciamo riposare la pasta in frigo dai 20 ai 30 minuti.

 

Crema pasticcera

430 gr di latte
3 tuorli
100 gr di zucchero
30 gr di amido di mais
1 bacca di vaniglia

Con la punta di un coltello in ceramica, a lama liscia, incidiamo per lungo, la bacca di vaniglia e la immergiamo nel latte che andremo a riscaldare a fuoco basso.
Intanto montiamo i tuorli con lo zucchero fino a renderli spumosi,uniamo continuando a sbattere l’amido a piccoli dosi.
Possiamo estrarre la bacca di vaniglia e dopo aver filtrato il latte attraverso un colino a maglie strette, lo uniamo a filo mescolando all’impasto di uova. Versiamo il tutto in una pentola dal fondo spesso e mescoliamo delicatamente fino a quando la crema comincerà ad addensarsi.

 

Prendiamo la frolla dal frigo e la stendiamo ad uno spessore di 4 millimetri (né sottile né spessa altrimenti risulterà pastosa nel mangiarla).
Coppiamo la frolla con un coppapasta tondo più grande del diametro dello stampo (escono più o meno 12 dischi dipende dalla capienza dello stampo). Impastiamo velocemente la frolla restante e dopo averla stesa sempre non troppo sottile, la coppiamo, ma questa volta con un coppapasta leggermente più piccolo dello stampo.
Spruzziamo, con lo spray staccante, gli stampi per pasticciotti o stampi rotondi normali, io ho adoperati quest’ultimi.

 

Adagiamo i dischi di frolla delicatamente all’interno dello stampo, facendo aderire bene i bordi.
Sul fondo versiamo due amarene sciroppate e con il cucchiaio per gelato versiamo sopra la crema tiepida, e sopra altre amarene sciroppate.
Chiudiamo con il disco di frolla leggermente più piccolo dello stampo.
Farciti tutti i pasticciotti, li cuociamo ad una temperatura intorno ai 160° per 25 minuti.
Servire freddi con abbondante zucchero a velo sopra.

 

Consigli
In realtà i pasticciotti sono farciti semplicemente con crema, ma io adoro impreziosirli con un frutto, alle volte mele, pere questa volta amarene, per un gusto meno dolce ma deciso.
Questa frolla si presenta molto elastica non necessita di farina per essere stesa, giusto una spolverata sul piano.
Qualora per via anche dell’umidità presente nella stanza dovesse risultare appiccicosa, non aggiungiamo altra farina sul piano, stendiamo un foglio di carta forno lo spolveriamo leggermente di amido di mais, adagiamo la frolla, spolveriamo con un leggero velo di amido, copriamo con un altro foglio di carta forno e procediamo con lo stenderla.

 

 

7 Comments

  • dolcementefrancy ha detto:

    Ciao Concita, hai ragione quel libro è davvero interessante e credo che quelle pagine scritte molte volte rappresentino il quotidiano di alcuni di noi…davvero tua mamma ha quelle tazzine? Io le trovo adorabili e le custodisco gelosamente. .grazie ancora di essere qui…un bacio e alla prossima.:-)

  • Concita ha detto:

    Bellissimo questo tuo post 🙂 amo anch'io quel libro e mi hai messo tanta voglia di rileggerlo… beh, i tuoi pasticciotti sono perfetti ^_^ e a quest'ora del mattino viene proprio l'acquolina in bocca 🙂 sai che quelle tazzine le aveva anche mia madre? Mi divertivo da piccola a guardarne il fondo di quelle da te del servizio completo… in controluce appariva una giapponesina 🙂

  • dolcementefrancy ha detto:

    Ciao Sabrina che piacere averti qui…grazie per aver letto e apprezzato…sono piccoli persorsi molto importanti che sto imparando piano piano..ma gli effetti sortiti sono davvero grandi…grazie ancorae i pasticciotti sono davvero deliziosi…

  • Sabrina Coccoloni ha detto:

    Che bello, mi é piaciuto un sacco grazie mille, manca il pasticciotto che d'essere davvero notevole, ma mi hai regalato comunque un bel risveglio e tanto su cui riflettere!

  • dolcementefrancy ha detto:

    Grazie a te Elena che mi segui sempre..provala è molto delicata e ottima

  • Elena ha detto:

    Un'altra bontà da provare sicuramente!Grazie Francy che addolcisci le nostre giornate con queste ricette!!!

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